7
Durata (giorni)
Medio
Livello di Difficoltà
0-200
Lunghezza (Km)
Stradale
Tipologia

In Sardegna strane tradizioni caratterizzano la festa del Carnevale, evento pressoché unico nel suo genere. Per questo, abbiamo concepito un tour di sette giorni per vivere insieme l’atmosfera coinvolgente, bizzarra e a volte quasi macabra che caratterizza i Carnevali di Sardegna più affascinanti.

Affronteremo freddo e gelo per una settimana e centinaia di chilometri, attraversando l’isola in lungo e in largo. Ogni giorno, a meta raggiunta e moto ricoverate, ci immergeremo completamente nei rituali atavici dei carnevali sardi più affascinanti. 

Sarà anche possibile partecipare al solo evento giornaliero del sabato, alla scoperta del Carnevale di Lula e partenza da Sardara.

 

Programma

Il tour è itinerante, prevede partenza da Olbia il giovedì grasso e si conclude il mercoledì successivo delle ceneri in serata, a Ovodda. Per sette giorni, dal mattino al primo pomeriggio si affrontano percorsi panoramici e tecnici al contempo, in accordo a itinerari a tema fra i 150 e i 200 km per giornata, a congiungere le tappe del tour: Gavoi, Santu Lussurgiu, Lula, Mamoiada, Ottana, Bosa, Ovodda. 

Il pomeriggio, a moto ricoverate, si assiste in prima persona ai riti antichissimi dei carnevali sardi, assai caratterizzati e segnanti. Per la cena e il pernottamento sono previste su richiesta convenzioni presso lo stesso centro ove parteciperemo al carnevale, o comunque nel raggio massimo di 15 km. In ogni caso, la partenza del dì successivo avviene dal punto di ricovero delle moto del giorno precedente.

Se tempo e condizioni lo permetteranno, come sempre, faremo tappe culturali, degustative o esperienziali supportate da guide locali.

Una breve descrizione di ciascuno dei carnevali visitati è riportato nella tab Itinerario.

Sarà anche possibile partecipare al solo evento giornaliero del sabato, alla scoperta del Carnevale di Lula e partenza da Sardara.

 

Quota di Partecipazione

Il quota di partecipazione al tour, composto da sette uscite in moto giornaliere. è di 325con almeno un tour leader. Per un numero limitato di posti sono disponibili convenzioni di trattamento in mezza pensione convenzionato; forniremo i dettagli su richiesta.

La quota di partecipazione al solo tour gionarliero del sabato con partenza da Sardara e arrivo al Carnevale di Lula è pari a 35 € con almeno un tour leader.

 

Come partecipare

Il tour ha inizio il giovedì 20 febbraio 2020 e conclusione il mercoledì 26 febbraio 2020. Il tour si compone di sette uscite giornaliere in moto e avrà luogo solo se si raggiungerà il numero minimo di 8 partecipanti. La partenza è prevista da Olbia, Parcheggio Molo Brin [coordinate GPS 40.922119, 9.505393] con serbatoio pieno.  Per iscriversi è sufficiente compilare il form a destra: la quota può pagarsi via bonifico o PayPal.  Chiuderemo le prenotazioni venerdì 14 febbraio alle 22.00. 

 

Condizioni di Realizzazione  

Il numero minimo di partecipanti richiesto per la realizzazione del viaggio è di 8 persone. La partecipazione è riservata ai soci dell’associazione Pastori in Moto: se non sei tesserato, potrai  tesserarti online per tutto il 2019 al costo di 20 € con la t-shirt ufficiale inclusa!


L’uscita non prevede strade sterrate, ma è consigliata a mototuristi di esperienza adeguata alla lunghezza del tracciato (circa 150-250 km giornalieri) e alle temperature medie del periodo. Percorreremo spesso strade secondarie in condizioni non ottimali, anche affrontando pendenze moderateUna adeguata esperienza di guida è quindi requisito fondamentale affinché l’esperienza di gruppo sia fluida mantenendo il gruppo compatto dinamico. E’ obbligatorio l’utilizzo di abbigliamento protettivo, così come il totale e costante rispetto del codice della strada, sia riguardo il motoveicolo utilizzato, sia riguardo la condotta di guida. Infine, una raccomandazione: portate un antipioggia, affinché il maltempo non vi colga impreparati!

 

Riferimenti

Per maggiori informazioni chiamare Nicola al numero +39 345 0699 255 o scrivere una e-mail all’indirizzo: staff@pastorinmoto.org


INCONTRO Olbia, Parcheggio Molo Brin [coordinate GPS 40.922119, 9.505393], ore 08:30 il giovedì 20 febbraio 2020

Per il solo tour giornaliero del sabato, la partenza è prevista da SardaraBar Paninoteca Red Store [coordinate GPS 39.611756, 8.821221], ore 08:30 il sabato 22 febbraio 2020

PARTENZA/ARRIVO Olbia, Parcheggio Molo Brin [coordinate GPS 40.922119, 9.505393] , ore 09:00 il giovedì 20 febbraio 2020
Conclusione a Ovodda in serata il mercoledì 26 febbraio 2020
Per il solo tour giornaliero del sabato, la conclusione è prevista a Lula in tarda serata.
INCLUSO
Tour leader in moto
OPZIONALE
Pranzo tipico, Cena e Pernottamento convenzionati
Ticket per visite guidate (stipula convenzioni in corso)
Noleggio moto

 

Informazioni Addizionali

Tour7 Giorni, 1 Giorno (Sabato)
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Giorno 1 - Sa Sortilla 'e Tumbarinos, Gavoi

Il Carnevale di Gavoi ha origini remote: deriva probabilmente dai in onore di Dionisio precedenti al cristianesimo: Dionisio era il dio del ciclo della natura e delle forze vitali ed era onorato per aver insegnato all’uomo come ricavare il vino.

Le maschere tipiche del Carnevale di Gavoi sono Zizzarrone, re del Carnevale e Marianna Frigonza, moglie di Zizzarrone. Il loro fantoccio viene bruciato la notte del martedì grasso, a conclusione della festa. 

Il Carnevale di Gavoi inizia il giovedì grasso (sa jovia lardajola  – il nome deriva dal fatto che in questa ricorrenza si usava preparare le fave con lardo), con una grande sfilata che raduna centinaia di tamburini (sa sortilla ‘e tumbarinos), arcaici strumenti costruiti a mano con pelle di capra e asino. Adulti e bambini sfilano indossando i costumi tradizionali, sos cambales e sos cosinzos, le calzature tipiche. Lungo le vie del centro del paese il corteo si scatena euforico mentre i tamburi suonano all’impazzata, accompagnati da su triangulu, triangolo di ferro battuto, su pipiolu, zufolo di canna palustre, e su tumborro, antico strumento a corda. La fine del Carnevale è segnata dal suono delle campane, “su toku de sa ritiru”.

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Giorno 2 - Cantigos in Carrela, Santu Lussurgiu

Ogni anno il carnevale di Santu Lussurgiu comincia con una manifestazione polivocale itinerante chiamata “Cantigos in Carrela“. Durante la manifestazione canora, cori cantano lungo le vie del paese; il pubblico, seguendo il percorso sonoro a stretto contatto con gli esecutori, diventa parte integrante della festa. Presso le soste dei cori, gli abitanti offrono le varie specialità gastronomiche e mettono in mostra oggetti atipici. Il corteo, che è anche occasione per ammirare uno fra i centri storici più affascinanti di Sardegna, è seguito da due asinelli che trasportano botticelle dalle quali, durante l’evento, è spillato vino. Quest’anno Cantigos In Carrela è previsto una settimana prima del tour: ma raggiungeremo Santu Lussurgiu per scoprire tanti aspetti che caratterizzano questo borgo così affascinante.

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Giorno 3 - Su Batiledhu, Lula

La maschera protagonista del Carnevale di Lula è “su Batiledhu”, vittima sacrificale del carnevale. Porta un vestito di pelli di pecora o montone e il volto imbrattato di sangue e annerito dalla fuliggine; la testa è coperta da un fazzoletto nero da donna. Ha un copricapo di corna caprine, bovine o di cervo tra le quali è fissato uno stomaco di capra (sa ‘entre ortata). Sul petto porta sos marrazzos (campanacci) e, seminascosto dai campanacci, porta su chentu puzone, stomaco di bue riempito d’acqua e sangue, più volte bucato durante la sfilata per bagnare la terra in segno di fertilità. “Su Bttiledhu” è seguito dai “Batiledhos Gatias”, uomini vestiti da vedove con volto nero e gambali da uomo. Questi cullano una bambola di pezza che porgono alle ragazze tra la folla chiedendo di allattarla, mentre intonano “sos atitos”, canti funebri in onore de su Batiledhu. Durante la sfilata le “Gatias”, sedute in cerchio e dopo avere “obbligato” qualcuno del pubblico ad unirsi al gruppo, fanno il gioco del “pizzica ma non ridere” (pitzilica e non rie), passandosi l’un l’altro un pizzico senza ridere per non pagare il pegno che solitamente consiste nel versare da bere. 

Il corteo è seguito anche “da sos Batiledhos Massajos”, custodi del bestiame, in questo caso “custodi della vittima”. Hanno il viso annerito di fuliggine e portano pungoli e socas, funi di cuoio con le quali legare la vittima per percuoterla ripetutamente, strattonarla, trascinarla, fino a farla morire. Due “Batiledhos Massajos” vengono aggiogati come buoi e, durante la sfilata, tirano un carro.. “Su Batiledhu”, considerato pazzo, è tenuto legato dai “Batiledhos Massajos”, mentre gli spettatori tentano di pungerlo per far uscire il sangue con il quale s’imbrattano il volto. Quando la vittima cade per terra qualcuno grida “l’an mortu, Deus meu, l’an irgangatu!” (l’hanno ucciso, Dio mio, lo hanno sgozzato) ma basta un bicchiere di vino per rianimarlo. Le vedove inscenano il funerale con gesti e lamenti scurrili. Ferito a morte, su Batiledhu è portato in processione su un carro, da cui poi risorgerà.

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Giorno 4 - Mamuthones e Issohadores, Mamoiada

I famosi Mamuthones e Issohadores sono le maschere tradizionali del carnevale mamoiadino, uno fra i più importanti eventi del folklore sardo. 

I Mamuthones indossano una maschera nera dall’espressione sofferente e impassibile; sono vestiti di pellicce ovine e sulla schiena portano sa carriga, una pesante serie (circa trenta chili) di campanacci. I Mamuthones si muovono lentamente e, disposti su due file parallele, incedono secondo una precisa sequenza di passi. Periodicamente, con un particolare scuotimento delle spalle, i Mamuthones fanno risuonare i pesanti campanacci.

Gli Issohadores indossano una maschera antropomorfa bianca, una camicia di lino, calzoni bianchi, e una giubba rossa rivestita da una tracolla di sonagli di bronzo ed ottone. Si muovono con passi agili e in mano portano sa “soha”, fune che lanciano ai visitatori i quali, per essere liberati, dovranno offrire loro da bere. 

La sfilata è una vera e propria processione, sentita come una cerimonia solenne. 

A Mamoiada, infine – come in tanti altri carnevali sardi – anche il rito della vestizione dei Mamuthones è un avvenimento assai sentito e partecipato.

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Giorno 5 - Boes e Merdules, Ottana

Bòes e Merdùles sono le maschere tipiche del carnevale di Ottana e tra le più celebri in Sardegna. Durante le sfilate carnevalesche, il Boe viene inseguito, frustato, catturato dal Merdule dopo risse furiose, a rappresentare metaforicamente la lotta fra istinto animalesco e ragione umana.

I Boes indossano una maschera (sa caratza) con le fattezze di un bue, da cui deriva il nome della maschera. La maschera, di norma in pero selvatico, è spesso decorata con il fiore della vita, simbolo di buon auspicio. I boes indossano pelli di pecora bianca e portano campanacci a tracolla dal peso di circa 30 kg (Su Sonazos o Su Erru). 

I Merdules, guardiani dei buoi, sono coperti di pelli di pecora bianca e indossano una maschera nera con le fattezze di un uomo vecchio, brutto e deforme. Con su matzuccu e sa soca, rispettivamente bastone e fune di cuoio, tengono a bada i Boes. 

Una caratteristica unica del carnevale di Ottana è Sa Filonzana, unico personaggio femminile del carnevale sardo. Rappresenta una vecchia donna vestita di nero intenta a filare la lana; nella realtà, è un uomo travestito, perché la donna non poteva partecipare al rito del carnevale. Il filo rappresenta la vita e sa filonzana è pronta a tagliarlo, con delle forbici, davanti a chi non le offre da bere. Durante la manifestazione, Sa Filonzana ordina ai boes di morire. Al suo ordine, i boes cadono a terra; da lì, si rialzeranno solo dopo qualche minuto, per riprendere a sfilare, a simbolo del ciclo della vita. 

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Giorno 6 - Karrasegare Osincu, Bosa

Fra le belle e colorate vie del celebre borgo di Bosa, per il Carnevale si ripetono ogni anno accadimenti quasi strani. Il giorno clou del Carnevale è il martedì grasso, quando la piazza principale, fin dalle prime luci del giorno, si popola di una folla dai scuri vestiti.  Forti lamenti di massa rendono l’atmosfera ancor più macabra; tale atmosfera si protrae fino al calare della sera. 

Questa prima fase della giornata, chiamata “S’atitidu” (lamento funebre), è caratterizzata dalla presenza di maschere di donna (atitadoras) che portano, in braccio o su una carrozzina, un bimbo rappresentato da uno strano fantoccio (Giolzi o Re Giorgio), spesso smembrato. Le atitadoras manifestano il loro dolore per la sua morte, emettendo particolari suoni e lamenti che rimbombano senza interruzione per tutto il centro abitato. Il coinvolgimento dei visitatori è assicurato: gli stessi saranno colorati sul viso con un pezzo di sughero bruciato e, alle donne, sarà domandato “unu tikkirigheddu de latte” (un po’ di latte) per Giolzi, abbandonato dalla madre distratta dalla festa. 

Le Atitadoras cercano di toccare il seno delle donne per dare il latte al neonato. 

Alla sera, dopo lunghe ore di delirio, avviene un cambio di maschera: dal nero, la piazza si colora di bianco, ed entrano in scena le anime del carnevale che sta finendo, caratterizzate da un lenzuolo bianco e da una federa sempre bianca che funge da cappuccio. 

Queste anime dal volto nero colorato dal sughero bruciato scorrazzano per piazza con delle lanterne, intonando canti caratteristici alla ricerca di Giolzi e, trovato Giolzi, lo bruciano con un grande rogo dando fine alla festa.

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Giorno 7 - Mehuris de Lessia, Ovodda

Il Carnevale di Ovodda (Mehuris de Lessia) si festeggia il Mercoledì delle Ceneri, giorno proibito dalla Chiesa, ed ha carattere fortemente dissacratorio nei confronti del potere politico ma al contempo di forte identificazione per la comunità di Ovodda, che porta avanti la tradizione da secoli. 

L’evento è totalmente autogestito dai paesani ed è privo di ogni propaganda. Durante la processione-sfilata il protagonista è Don Conte, rappresentato da un enorme, osceno e grasso fantoccio con attributi sessuali molto accentuati, spesso trainato da un carretto di asini. Intorno a Don Conte “Sos Intitos” (persone che con viso annerito dalla fuliggine accompagnano il fantoccio) scatenano momenti di allegra follia, in groppa ad asini o accompagnati al guinzaglio da animali di ogni tipo, generando una vera e propria confusione fra urla, rintocchi di campanacci, suoni di strumenti rudimentali.

Il fantoccio gira senza meta prestabilita per le vie del paese fino al tramonto dove, al culmine della festa, Don Conte è messo al rogo, condannato come capro espiatorio dei mali della comunità. Don Conte è quindi gettato in fiamme dal ponte più alto del paese, fra urla di disperazione e canti osceni.

 

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